Portraits at Oxford University parks – Tobi

August is here already, but despite the heat, the bright days and a closet full of linen dresses, I keep fighting against that feeling you get when missing something. And I miss summer. I need to wake up and be greeted by the sea, I need to smell orange blossoms and jasmine’s flowers, to pick some fresh sweet fruit from a tree and eat it, and get to sleep with the window open over a deserted field. The lockdown brought lot of nostalgia in my life, and photography, when I have the chance to work, helps me connect with the present, pushing the past away for a little while.

A few weeks ago, I met and photographed a lovely model based in Oxford, Tobi. We walked around Oxford University parks, and discovered a magic hidden spot I had never seen before, where tall, emerald grass was bowing to the wind, under whispering trees. Can you imagine, as I do looking at the photographs, a fairy moving from beam to beam, in a white long dress?

Model: Tobi Stevens

©2020 Flavia Catena

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Blue velvet – Portraits of Emelia

One month has passed since I did my first photo-shoot post lockdown. I was excited and worried at the same time, as working at a safe distance and yet dedicating the same amount of attention to the details seemed not as easy as it may sound. Yet, I faced the challenge and the outdoor world, certain that having someone again in front of my camera, someone to share ideas and to create with would have made the job pleasant in the end.

I had met Emelia, the lovely young lady I photographed, last winter. We went to a photography exhibition, in Oxford, and started discussing about how to collaborate (she is a great photographer as well and a writer, so we have many interests in common). At the time, I still had not bought the velvet fabric used for the shoot; after testing it first at home, I knew I wanted Emelia’s beautiful face captured in front of it. I did not know then that she had the perfect vintage dress – from the 70s – that would match its colour.

It was somehow like swimming in the sea staring at all that blue through my lens, and taking photos came to me as the most natural thing. Despite the distancing, the face mask, and some funny moments (the wind knocked down the backdrop a few times), I felt alive again and happy. I have never taken for granted what I do and what I have, but I believe I will cherish times like this even more from now on.

Model: Emelia Mac (https://www.poetryofthecity.co.uk/)

©2020 Flavia Catena

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A story from our time – La folla

There are days I fear the sun will never set and I will find myself trapped in a never ending loop of fears, boredom, despair and nostalgia, but some days are on the contrary too short for all the things I would like to do. I suppose these are feelings we are all having while isolated at home with the world outside fighting the invisible enemy.

When I wake up in the morning, I take a few minutes to reflect on how to spend the hours ahead, if working on my photography business, in the way I can, if reading all the books I could not finish in these past months, if studying all the things I have not even studied during my University years, or if writing, collecting present impressions, reviving past ideas, and letting my imagination free, which means to create just for the sake of it, and to be happy in the moment. Well, the short story I am sharing with you today (I am very sorry, but it is just for the Italian readers!) was not something I had thought about for very long, but rather something I used to contain the emotions of the time we live in.

Below are also some recent photographs done in collaboration with fashion designer Bianca Elgar and with beautiful model Opor Kunk.

La folla

  L’uomo aspettò che la folla si fosse dissipata prima di rimettersi in cammino. Così qualcuno incrociato per strada gli aveva detto di fare, e lui, senza porsi alcuna domanda, aveva seguito il consiglio.
La piazza fumava di sole, e la luce che rimbalzava dalle finestre dei palazzi rendeva abbagliante anche l’aria. Seduto all’ombra di una grande statua il cui volto brunito e consumato dal tempo appariva ormai irriconoscibile, l’uomo seguiva con gli occhi la scia d’ombra lasciata dall’ultimo gruppetto di donne che gli era passato davanti. Erano in cinque, tutte vestite di bianco, ampi cappelli di paglia stretti sulle tempie, e sandali slargati, di quelli che alleggeriscono la stanchezza dei piedi e danno sfogo ai gonfiori delle caviglie. Dal modo in cui si guardavano intorno, fotografando con gli occhi, laddove prive di altri mezzi, la bellezza che si lasciavano alle spalle, si capiva che quella fosse la loro prima volta in città.
Senza fretta l’uomo si mosse dal suo angolo d’ombra dopo averle viste sfociare rumorosamente nelle stradine intorno alla piazza. Casa sua non era molto distante; poteva vederla, spingendo lo sguardo attraverso l’arco di mattoni che dalla chiesa dei gesuiti, costeggiando un sentiero fitto d’alberi, portava a un cortile raccolto e da lì al quartiere in cui aveva sempre vissuto, in cui erano nate sua madre e sua nonna, e in cui entrambe, sotto i suoi grandi occhi verdi, se n’erano andate diversi anni prima.
Aveva ormai quasi raggiunto la chiesa e l’arco, quando un nuovo gruppo, misto di uomini e donne, gli sciamò davanti. In realtà, non si capiva neanche esattamente da dove venissero tutte quelle persone; pareva uscissero da ogni anfratto della terra e calassero insieme a ogni raggio di sole scoccato dal cielo, moltiplicandosi una volta raggiunto il suolo. Di colpo, la porta della chiesa si aprì, e pure da quella ne sgusciarono una trentina, forse di più. L’uomo cercò di contarli, ma perse il filo. La sua bocca secca faceva fatica a scandire anche un solo numero, e la sua mente, silenziata dallo stupore, ne era altrettanto incapace.
“Tieniti lontano dalla folla!”. Le parole udite poco prima da uno sconosciuto gli risuonarono alle orecchie.
Pur non riuscendo a immaginare la ragione che stava dietro a quel monito, l’uomo sentì improvvisamente di essere davvero in pericolo. Fu come una premonizione, qualcosa a cui la sua mente e il suo cuore reagirono in contemporanea. Allora spinse gli occhi oltre la folla, verso quei rari, sfuocati punti in cui il cemento della città tornava a vincere sul brulicare dei corpi molli, pigiati tra loro, gonfi di sole e risate incontrollabili. Se avesse aspettato di capire in che direzione ciascuno dei gruppi si sarebbe mosso, forse avrebbe potuto precederne gli ultimi passi e trovare una via di fuga nel mezzo di quelli.
Solo che l’attesa, quella volta, si dimostrò più difficile di quanto avesse sperato. La folla raddoppiò, triplicò in volume. La gente prese a calarsi dalle finestre, dalle terrazze, urlando come scimmie, per poi atterrare sul marciapiede senza neanche un graffio e con sul viso l’espressione serafica di un bambino che si è appena risvegliato da un sonno ristoratore. Anche le saracinesche delle botteghe chiuse si aprirono, e donne statuarie, rotonde, talune flaccide, iniziarono a sfilare sul marciapiede di fronte. In braccio ad alcune c’erano neonati che i loro ventri molli sembravano aver partorito da poco; altre, invece, stringevano filoni di pane come mazzi di fiori, facendoli odorare alle compagne intorno.
In men che non si dica, l’uomo, stordito dal frastuono e confuso, si trovò circondato, e capì che evitare la folla fosse non solo impossibile quanto pericoloso. Avrebbe dovuto andarle contro, remare in direzione opposta alle onde, quando l’unica scelta possibile, a quel punto, sembrava di seguirla o addirittura abbandonarsene. Spinse dunque lo sguardo verso il cielo, come per prendere fiato, e quando una raggiera di visi gli si parò davanti, sostituendosi alle nuvole, allora iniziò a correre, a scansare le braccia che gli calavano addosso, i petti che lo spingevano, i piedi contro cui i suoi talloni si trovavano a sbattere, e a schermarsi con un fazzoletto di stoffa dagli spruzzi di saliva che lo bagnavano e offendevano. In pochi minuti il rumore dei corpi ammassati, il caldo emanato da quelli che si sommava al caldo della giornata, l’aria rimbombante di parole incomprensibili, forse attinte a lingue diverse, sovrastò del tutto l’assediato che così cadde.
La folla, proprio quella da cui avrebbe dovuto tenersi lontano, lo travolse, e non ci fu modo, per lui, di rialzarsi, se non a sera, dopo che il mondo intero gli fu passato addosso, egoista, cieco, irrefrenabile. La prima cosa su cui i suoi occhi andarono a posarsi allora fu la chiesa, poi l’arco di mattoni, e giù in fondo la sua casa. La luce dello studio era accesa. Ebbe la sensazione che dall’altra parte ci fosse la moglie che, come ogni giorno, ordinava i libri che lui aveva lasciato sparpagliati sulla scrivania. Avrebbe voluto chiamarla, pur sapendo che non sarebbe mai riuscita a sentirlo, ma la sua voce, già prima fioca, gli rimase intrappolata in gola. Si alzò; respirava a fatica, e anche il suo respiro non produceva suono.
Costeggiati i negozi chiusi, si specchiò su ciascuna delle loro vetrine, e in quel momento lo vide. Vide, in carne ed ossa, il motivo per cui avrebbe dovuto evitare a tutti i costi quell’orda senza controllo. Un uomo che non gli somigliava più storceva la bocca sul riflesso del vetro; sembrava quasi avesse una maschera cucita sulla carne, impossibile da togliere. I suoi capelli erano passati dal grigio al bianco candido, la sua pelle si era raggrinzita, rughe profonde, spesse, avevano allentato le sue guance, e tolto mobilità alle sue mani. Il sangue affiorava già alle sue labbra.
Pensò allora alla moglie, ed ebbe paura che lei non lo avrebbe riconosciuto, o che addirittura non avrebbe fatto in tempo a raggiungerla, a dirle addio. La luce accesa nel suo studio si era fatta più fioca; sembrava lontanissima, lontana la casa, lontana la città stessa. Restavano una piazza vuota e un cielo insolitamente stellato.

©2020 Flavia Catena

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Portraits in Oxford and London

“Hope” is the thing with feathers
That perches in the soul
And sings the tune without the words
And never stops – at all
And sweetest – in the Gale – is heard –
And sore must be the storm –
That could abash the little Bird
That kept so many warm -I’ve heard it in the chillest land –
And on the strangest Sea –
Yet – never – in Extremity,
It asked a crumb – of me.” Emily Dickinson, Hope is the thing with feathers

Here are a few portraits taken at the end of last year to some beautiful and talented girls I worked with in Oxford and London, focusing on natural beauty and candid moments.

Alisa
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Odella
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Agnessa
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On Renaissance and daily melancholy

“Il mio segreto è una memoria che agisce a volte per terribilità. Isolata, immobile, sul punto di scattare, sto al centro di correnti vorticose che girano a spirali in questa stanza dove i miei cento orologi sgranano battiti diversi in diversi timbri. Se alzo il capo li vedo fiammeggiare, e ad ogni tocco di fuoco corrisponde un’immagine. Sempre sono trascinata fuori di me dalla tempesta di vivere. Che cosa è il tempo, e perché deve considerarsi passato? Fino a quando viviamo esiste un solo tempo, il presente. Una forza struggente mi prende alle viscere: costruttiva o devastatrice non mi è dato di sapere; è senza regola, almeno apparente.” Rinascimento privato, Maria Bellonci

Images from last spring photo-shoot with the lovely Leonie as model and the talented Meg Wakefield as make up artist.

©2019 Flavia Catena

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Ciera and Abigail from M+P Models

I can still feel the sun on my face, I can hear the word “summer” beeing repeated by countless people on the loud streets, on trains and buses, in every house whose windows are wide open, and I can breath the trepidation all around me, the promise of a new holiday, a new adventure, another beautiful long day to get inspired and be optimistic again. Autumn is approaching quickly, though, and as it happens every year I find myself wishing for the gold, youth-smelling, vibrant season not to go away yet!

Before I start planning new shoots, repeating to myself that for a romantic person as I am the autumnal landscape is even more beautiful that the summery one, let me share with you these images taken in July to the lovely and talented Abigail and Ciera from M+P Models. I like how candid and natural they look; do you agree with me?

©2019 Flavia Catena

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Jen – Natural beauty portraits

I haven’t post in a while, as busy with work first and then happily distracted by the sun, the blue sky, and the sea! I have been in Berlin for a few days, and in Italy for two weeks. I still can’t believe holidays are finished already! Could summer repeat itself again and again?

I have so many photos still unpublished, so I will start from a test done at the end of last spring. Jen was stunning without make up; I feel her natural beauty and bright personality really stand out from every image we took! Do you agree with me?

Model: Jen White

©2019 Flavia Catena

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Leonie

“We cast a shadow on something wherever we stand, and it is no good moving from place to place to save things; because the shadow always follows. Choose a place where you won’t do harm – yes, choose a place where you won’t do very much harm, and stand in it for all you are worth, facing the sunshine.” E.M. Forster, A Room with a View

©2019 Flavia Catena

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Photo-shoots back in Milan

Last month I was in Milan to meet up some old friends and breath the fresh Italian air for a few days. That is the city where I started dreaming to be a photographer; among its streets I walked hoping to see the miracle, the perfect image to capture, even just with my own eyes.
It was indeed an emotion to be back in Brera, after more than five years away, to take photos to the lovely Sofya. I used to go to the library, inside the Brera’s Pinacoteca, to read and study, when my future was still unsure but strong my desire to give it the right shape. Following the same memories, I had my second shoot with the beautiful Alexandrina at Indro Montanelli’s Gardens. I lived just a few minutes away from the park, then, and I spent so many spring afternoons walking on its paths, and experimenting with my first camera. I can still remember a day in March when a bunch of children were playing among the trees and soap bubbles were flying in midair. That was one of my first picture. My style has changed and I grew as a photographer since then, but the amazement for beauty has remained the same.

Models: Sofya Berezhko, at Wonderwall Management; Alexandrina Graur, at Brave Models

@2019 Flavia Catena

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Jessica – Beautiful little things

Precious is the flower that stays hidden in a corner, unseen, but yet beautiful, when the sun makes it shine at the end of the day. Precious is the flower that has no name, the one shown and sold on the street, the one offered as a present, the one kept inside a book, dried, as a memory. Precious is your heart which remembers this all.

Some lovely photos from a test shoot with the gorgeous Jessica Fuhrmann, from Linden Staub. Make up: Ceci Wu.

©2019 Flavia Catena

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