Blue velvet – Portraits of Emelia

One month has passed since I did my first photo-shoot post lockdown. I was excited and worried at the same time, as working at a safe distance and yet dedicating the same amount of attention to the details seemed not as easy as it may sound. Yet, I faced the challenge and the outdoor world, certain that having someone again in front of my camera, someone to share ideas and to create with would have made the job pleasant in the end.

I had met Emelia, the lovely young lady I photographed, last winter. We went to a photography exhibition, in Oxford, and started discussing about how to collaborate (she is a great photographer as well and a writer, so we have many interests in common). At the time, I still had not bought the velvet fabric used for the shoot; after testing it first at home, I knew I wanted Emelia’s beautiful face captured in front of it. I did not know then that she had the perfect vintage dress – from the 70s – that would match its colour.

It was somehow like swimming in the sea staring at all that blue through my lens, and taking photos came to me as the most natural thing. Despite the distancing, the face mask, and some funny moments (the wind knocked down the backdrop a few times), I felt alive again and happy. I have never taken for granted what I do and what I have, but I believe I will cherish times like this even more from now on.

Model: Emelia Mac (https://www.poetryofthecity.co.uk/)

©2020 Flavia Catena

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A story from our time – La folla

There are days I fear the sun will never set and I will find myself trapped in a never ending loop of fears, boredom, despair and nostalgia, but some days are on the contrary too short for all the things I would like to do. I suppose these are feelings we are all having while isolated at home with the world outside fighting the invisible enemy.

When I wake up in the morning, I take a few minutes to reflect on how to spend the hours ahead, if working on my photography business, in the way I can, if reading all the books I could not finish in these past months, if studying all the things I have not even studied during my University years, or if writing, collecting present impressions, reviving past ideas, and letting my imagination free, which means to create just for the sake of it, and to be happy in the moment. Well, the short story I am sharing with you today (I am very sorry, but it is just for the Italian readers!) was not something I had thought about for very long, but rather something I used to contain the emotions of the time we live in.

Below are also some recent photographs done in collaboration with fashion designer Bianca Elgar and with beautiful model Opor Kunk.

La folla

  L’uomo aspettò che la folla si fosse dissipata prima di rimettersi in cammino. Così qualcuno incrociato per strada gli aveva detto di fare, e lui, senza porsi alcuna domanda, aveva seguito il consiglio.
La piazza fumava di sole, e la luce che rimbalzava dalle finestre dei palazzi rendeva abbagliante anche l’aria. Seduto all’ombra di una grande statua il cui volto brunito e consumato dal tempo appariva ormai irriconoscibile, l’uomo seguiva con gli occhi la scia d’ombra lasciata dall’ultimo gruppetto di donne che gli era passato davanti. Erano in cinque, tutte vestite di bianco, ampi cappelli di paglia stretti sulle tempie, e sandali slargati, di quelli che alleggeriscono la stanchezza dei piedi e danno sfogo ai gonfiori delle caviglie. Dal modo in cui si guardavano intorno, fotografando con gli occhi, laddove prive di altri mezzi, la bellezza che si lasciavano alle spalle, si capiva che quella fosse la loro prima volta in città.
Senza fretta l’uomo si mosse dal suo angolo d’ombra dopo averle viste sfociare rumorosamente nelle stradine intorno alla piazza. Casa sua non era molto distante; poteva vederla, spingendo lo sguardo attraverso l’arco di mattoni che dalla chiesa dei gesuiti, costeggiando un sentiero fitto d’alberi, portava a un cortile raccolto e da lì al quartiere in cui aveva sempre vissuto, in cui erano nate sua madre e sua nonna, e in cui entrambe, sotto i suoi grandi occhi verdi, se n’erano andate diversi anni prima.
Aveva ormai quasi raggiunto la chiesa e l’arco, quando un nuovo gruppo, misto di uomini e donne, gli sciamò davanti. In realtà, non si capiva neanche esattamente da dove venissero tutte quelle persone; pareva uscissero da ogni anfratto della terra e calassero insieme a ogni raggio di sole scoccato dal cielo, moltiplicandosi una volta raggiunto il suolo. Di colpo, la porta della chiesa si aprì, e pure da quella ne sgusciarono una trentina, forse di più. L’uomo cercò di contarli, ma perse il filo. La sua bocca secca faceva fatica a scandire anche un solo numero, e la sua mente, silenziata dallo stupore, ne era altrettanto incapace.
“Tieniti lontano dalla folla!”. Le parole udite poco prima da uno sconosciuto gli risuonarono alle orecchie.
Pur non riuscendo a immaginare la ragione che stava dietro a quel monito, l’uomo sentì improvvisamente di essere davvero in pericolo. Fu come una premonizione, qualcosa a cui la sua mente e il suo cuore reagirono in contemporanea. Allora spinse gli occhi oltre la folla, verso quei rari, sfuocati punti in cui il cemento della città tornava a vincere sul brulicare dei corpi molli, pigiati tra loro, gonfi di sole e risate incontrollabili. Se avesse aspettato di capire in che direzione ciascuno dei gruppi si sarebbe mosso, forse avrebbe potuto precederne gli ultimi passi e trovare una via di fuga nel mezzo di quelli.
Solo che l’attesa, quella volta, si dimostrò più difficile di quanto avesse sperato. La folla raddoppiò, triplicò in volume. La gente prese a calarsi dalle finestre, dalle terrazze, urlando come scimmie, per poi atterrare sul marciapiede senza neanche un graffio e con sul viso l’espressione serafica di un bambino che si è appena risvegliato da un sonno ristoratore. Anche le saracinesche delle botteghe chiuse si aprirono, e donne statuarie, rotonde, talune flaccide, iniziarono a sfilare sul marciapiede di fronte. In braccio ad alcune c’erano neonati che i loro ventri molli sembravano aver partorito da poco; altre, invece, stringevano filoni di pane come mazzi di fiori, facendoli odorare alle compagne intorno.
In men che non si dica, l’uomo, stordito dal frastuono e confuso, si trovò circondato, e capì che evitare la folla fosse non solo impossibile quanto pericoloso. Avrebbe dovuto andarle contro, remare in direzione opposta alle onde, quando l’unica scelta possibile, a quel punto, sembrava di seguirla o addirittura abbandonarsene. Spinse dunque lo sguardo verso il cielo, come per prendere fiato, e quando una raggiera di visi gli si parò davanti, sostituendosi alle nuvole, allora iniziò a correre, a scansare le braccia che gli calavano addosso, i petti che lo spingevano, i piedi contro cui i suoi talloni si trovavano a sbattere, e a schermarsi con un fazzoletto di stoffa dagli spruzzi di saliva che lo bagnavano e offendevano. In pochi minuti il rumore dei corpi ammassati, il caldo emanato da quelli che si sommava al caldo della giornata, l’aria rimbombante di parole incomprensibili, forse attinte a lingue diverse, sovrastò del tutto l’assediato che così cadde.
La folla, proprio quella da cui avrebbe dovuto tenersi lontano, lo travolse, e non ci fu modo, per lui, di rialzarsi, se non a sera, dopo che il mondo intero gli fu passato addosso, egoista, cieco, irrefrenabile. La prima cosa su cui i suoi occhi andarono a posarsi allora fu la chiesa, poi l’arco di mattoni, e giù in fondo la sua casa. La luce dello studio era accesa. Ebbe la sensazione che dall’altra parte ci fosse la moglie che, come ogni giorno, ordinava i libri che lui aveva lasciato sparpagliati sulla scrivania. Avrebbe voluto chiamarla, pur sapendo che non sarebbe mai riuscita a sentirlo, ma la sua voce, già prima fioca, gli rimase intrappolata in gola. Si alzò; respirava a fatica, e anche il suo respiro non produceva suono.
Costeggiati i negozi chiusi, si specchiò su ciascuna delle loro vetrine, e in quel momento lo vide. Vide, in carne ed ossa, il motivo per cui avrebbe dovuto evitare a tutti i costi quell’orda senza controllo. Un uomo che non gli somigliava più storceva la bocca sul riflesso del vetro; sembrava quasi avesse una maschera cucita sulla carne, impossibile da togliere. I suoi capelli erano passati dal grigio al bianco candido, la sua pelle si era raggrinzita, rughe profonde, spesse, avevano allentato le sue guance, e tolto mobilità alle sue mani. Il sangue affiorava già alle sue labbra.
Pensò allora alla moglie, ed ebbe paura che lei non lo avrebbe riconosciuto, o che addirittura non avrebbe fatto in tempo a raggiungerla, a dirle addio. La luce accesa nel suo studio si era fatta più fioca; sembrava lontanissima, lontana la casa, lontana la città stessa. Restavano una piazza vuota e un cielo insolitamente stellato.

©2020 Flavia Catena

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Portraits in Oxford and London

“Hope” is the thing with feathers
That perches in the soul
And sings the tune without the words
And never stops – at all
And sweetest – in the Gale – is heard –
And sore must be the storm –
That could abash the little Bird
That kept so many warm -I’ve heard it in the chillest land –
And on the strangest Sea –
Yet – never – in Extremity,
It asked a crumb – of me.” Emily Dickinson, Hope is the thing with feathers

Here are a few portraits taken at the end of last year to some beautiful and talented girls I worked with in Oxford and London, focusing on natural beauty and candid moments.

Alisa
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Odella
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Agnessa
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Silence

The world, these days, is so loud, rushed, caothic! I was thinking about it this morning, still curled up in bed, and suddely I remembered the day when I was travelling to Etna – the Sicilian volcano – with my parents, and the moment we went out of the car for a few minutes to admire the landscape. No one was around, not a human being, not an animal. Birds were not chirping as there were not trees or bushes. The silent, in that black, desert space, was so perfect, so complete, that it seemed like Earth itself has stopped spinning. I could hear my own breath like when underwater; each of my little steps was echoing. I almost feared like, by just being there, I was destroying the harmony of the place. And so, for a moment, I stopped moving, I stopped breathing, and I became part of that marvel.

I was away from the blog for very long, I know! The truth is that I have been feeling the urgent need to keep myself hidden in my own little world; I have been looking for that perfect silence both outside and inside of me. Does this feeling ever touch you as well?

Sharing now some of my most recent favourite photos, I wish you a Merry Christams and Happy New Year!

©2019 Flavia Catena

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Model: Jade Van Kooten

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Model: Dovile C.

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Model: Lauren Walker

Jen – Natural beauty portraits

I haven’t post in a while, as busy with work first and then happily distracted by the sun, the blue sky, and the sea! I have been in Berlin for a few days, and in Italy for two weeks. I still can’t believe holidays are finished already! Could summer repeat itself again and again?

I have so many photos still unpublished, so I will start from a test done at the end of last spring. Jen was stunning without make up; I feel her natural beauty and bright personality really stand out from every image we took! Do you agree with me?

Model: Jen White

©2019 Flavia Catena

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In Conversation with photographer Katt Webster

Finn, a black, curious cat, jumped on the couch where I was sitting, ready to start a new conversation about fashion and photography. He smelled my face, as a way to welcome me, and then started wondering around the bright room. Katt Webster is Finn’s owner, and the second artist I decided to portrait for my new series about young women behind a camera.
Katt is a very talented photographer whose style captured me since when I first had a look at her work. The beautiful pastel colours of her images, the harmony of the poses and compositions make her pictures really captivating and pleasant to the eyes.
Katt’s adventure with photography started when she was 16, and she was living in a small village in the surrounding of Oxford. Some fine art and photography courses make her interest in the field grow (one of her teacher was interestingly Norman Parkinson’s nephew!), and she began experimenting with shooting fashion, something that had fascinated her since she was a teenager. She then moved to London and worked for some time as social-media manager before becoming a full time freelance photographer.
Photography can be definitively a difficult path to walk on, sometimes, Katt reckons, but those around you really make the difference. She feels lucky to collaborate and work with emerging designers, brands and creatives. Although a certain luck of communication and the difficulty – sometimes also as a woman – to be recognised and supported can be draining, meeting new people, people to share a passion and an inspiration with, and doing something different everyday make her feel free. And freedom is what gives every artist a reason to live with their art!
We had just finished talking about this when Katt introduced me to Teddy, her youngest adopted cat, only one month, that I decided to photograph with her. Of course, we included also Finn in the session, and had what every creative should have when working: a lot of fun!

I thank Katt very much for her time and for what she shared with me about herself and her work. Do not miss to have a look at her website: https://www.kattwebster.co.uk/, and follow her on Instagram: @kattwebsterphoto. Here below you’ll see also a selection of her beautiful portraits!

©2019 Flavia Catena

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Katt Webster’s photos:

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Fana

Back to a fashion story shot last autumn with the beautiful and sweet Fana, from Linden Staub. In the amazing location of Richmond Park, we played with vintage and dreaming clothes while the sunlight started fading on the horizon.

Model: Fana Dade, Stylist: Yuriko Hiratsuka; Hair and make up: Ceci Wu; Hats: Elena Shvab

©2018 Flavia Catena

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The sky’s daughter

“They say the sky is the same everywhere. Travellers, the shipwrecked, exiles, and the dying draw comfort from the thought, and no doubt if you are of a mystical tendency, consolation, and even explanation, shower down from the unbroken surface.” Virginia Woolf, Jacob’s Room

A fashion story I have worked on in collaboration with model Natasha Samsara, stylist LadyHunterxo and hair and make up artist Laura Onea. Really in love with these photos!

©2018 Flavia Catena

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My sweet girl

“Pan, who and what art thou?” he cried huskily.
“I’m youth, I’m joy,” Peter answered at a venture, “I’m a little bird that has broken out of the egg.” J. M. Barrie, Peter Pan

From a photo-shoot – the last one I still had to share from 2017 – about youth and school memories with model Iman Assaber, stylist Alessandra Bertoni, and make up artist Micaela Congia. Thanks to my great Italian team for the job done!

@2017 Flavia Catena

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